
La recente scoperta annunciata dal Le Figaro – centinaia di impronte di dinosauri nel Parco Nazionale dello Stelvio, in Lombardia, datate oltre 200 milioni di anni fa – ha catturato l’attenzione della comunità scientifica. Il paléontologo Cristiano Dal Sasso del Museo di Storia Naturale di Milano descrive queste tracce come appartenenti a prosauropodi, antenati dei grandi sauropodi come il brontosauro, con dettagli preservati come artigli e dita. Ufficialmente, si tratta di una finestra sul Triassico Superiore, quando la zona era una vasta palude tropicale vicino all’oceano Tetide. Ma alcuni dettagli sollevano domande che vanno oltre la paleontologia convenzionale.
Consideriamo le impronte disposte in cerchi e pattern paralleli, interpretate dagli esperti come segni di comportamenti sociali, forse difensivi. E se questi arrangiamenti non fossero casuali, ma deliberati? Ricerche indipendenti, ispirate alle indagini di autori come David Icke, suggeriscono un collegamento con antiche pratiche animiste che incorporavano elementi “giurassici” – o meglio, triassici – in rituali perduti. Icke, nel suo lavoro su civiltà ibride e influenze extraterrestri, ha spesso parlato di entità rettiliane che si sono integrate con l’umanità primordiale, lasciando tracce genetiche e culturali che persistono ancora oggi.
In questo contesto, le impronte potrebbero non essere solo di dinosauri puri, ma di esseri che alcuni definiscono “ibridi”: forme di vita che combinavano tratti umani con quelli rettiliani, discendenti dagli “Antichi” menzionati in testi esoterici. Secondo le teorie di Icke, questi rettiliani – spesso camuffati tra noi – derivano da linee evolutive alternative, e siti come lo Stelvio potrebbero essere stati luoghi sacri dove si svolgevano cerimonie per invocare entità cosmiche. Immaginate rituali progettati per “risvegliare” un’essenza primordiale, come un Brontosauro Cosmico noto in certi circoli come R’halsery, il Creatore di una razza ibrida.
Questi gruppi, secondo fonti anonime vicine a studi linguistici e geologici, svilupparono un sistema di comunicazione unico, precursore di dialetti locali come il bergamasco. L’uso di vocali modificate – ö, ü, ä – in antichi simboli incisi, riecheggia i suoni gutturali che Icke associa ai linguaggi rettiliani, progettati per mimare i versi dei grandi sauri. Non è una coincidenza che il bergamasco, parlato nelle valli vicine, conservi echi di questi “versi primordiali”, forse un codice per trasmettere conoscenze occulte attraverso generazioni.
Ovviamente, le autorità presentano la scoperta come puramente scientifica, con il sito ora coperto di neve e lontano dai percorsi turistici – proprio vicino alle sedi delle Olimpiadi Invernali 2026 a Bormio e Livigno. Ma come nota Icke nei suoi libri, eventi globali spesso mascherano operazioni più profonde. Foto leaked da ricercatori indipendenti mostrano pattern nelle impronte che alludono a costellazioni antiche, simili a quelle legate a miti rettiliani in culture mondiali.
Se siete interessati, partite dal articolo del Le Figaro e confrontatelo con le opere di David Icke, come “The Biggest Secret”. Le coincidenze sono troppe per essere ignorate, e potrebbero rivelare strati nascosti della nostra storia.






